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Fototeca Zeri

La fototeca di Federico Zeri è costituita da oltre 290.000 fotografie di opere d'arte e monumenti, raccolte dallo studioso dagli anni Cinquanta alla sua morte, ordinate in modo capillare e utilizzate come strumento di lavoro quotidiano di supporto allo studio e alla pratica attribuzionistica. Sono in massima parte stampe su carta in bianco e nero, di vari formati e tecniche: gelatine ai sali d'argento, albumine, aristotipi, stampe al carbone, collotipi, e in minima parte, stampe e diapositive a colori.
Le fotografie provengono da musei italiani e stranieri, dagli archivi delle soprintendenze e della Fototeca Nazionale, da archivi e collezioni private, case d'asta, restauratori, in parte acquistate e in parte donate allo studioso.
Il fondo è suddiviso in 13 serie già nettamente individuate come tali dal soggetto produttore. Oltre alla ricchissima serie Pittura italiana (150.000 fotografie) che documenta l'area di ricerca privilegiata dallo studioso, le sezioni più rappresentative sono quelle dedicate alla Scultura italiana (17.000), alla Natura morta (14.400), all'Archeologia (5.300), all'Architettura (8.800), al Disegno (12.700), alle Arti applicate (18.000).
Il potenziale informativo della raccolta, oltre che dal rigoroso ordinamento, è straordinariamente aumentato dalle annotazioni presenti sul verso delle foto, di mano di Federico Zeri, di altri studiosi o precedenti possessori dei fototipi.

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DESCRIZIONE

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fototeca professionale
290.000
cronologico, topografico
Zeri, Federico
Federico Zeri nasce a Roma nel 1921 e muore il 5 ottobre 1998 nella sua villa di Mentana. Studioso e storico dell'arte eccentrico, è considerato uno dei più straordinari conoscitori del Novecento. Laureatori a Roma con Pietro Toesca, nel 1946 fu nominato ispettore presso la Direzione di Antichità e Belle arti del Ministero della Pubblica istruzione; due anni dopo diresse i restauri della galleria Spada a Roma. Si dimise dall'amministrazione alla fine degli anni cinquanta, avviandosi a una carriera di studioso in proprio ed esperto privato. Dal 1952 fu consigliere del conte Vittorio Cini. Nel 1959, su incarico della principessa Elvina Pallavicini, pubblicò il catalogo dei dipinti della Galleria Pallavicini di Roma. Nel 1963 l'imprenditore Jean Paul Getty lo chiamò per la creazione del museo omonimo a Malibù. Federico Zeri, dopo aver svolto il compito, entrò a far parte del consiglio di amministrazione rimanendovi fino al 1983. Stimato conoscitore d'arte e specialista della pittura italiana dal XII al XV secolo, fu incaricato negli anni sessanta dal Metropolitan Museum of Art di New York e dal Walters Art Museum di Baltimora di comporre i cataloghi delle collezioni italiane. Nel 1976 uscì il catalogo dei dipinti di Baltimora, a cui seguirono nei primi anni ottanta i cataloghi del Metropolitan, relativi ai dipinti medievali e del primo Rinascimento. Critico d'arte del La Stampa e in trasmissioni televisive, nel 1984 fu fra i pochi ad avanzare forti dubbi sull'attribuzione ad Amedeo Modigliani delle tre sculture ritrovate a Livorno, considerate autentiche da numerosi esperti Nel 1988 pubblicò il catalogo della Collezione Morelli dell'Accademia Carrara di Bergamo. Nel 1995 fu eletto all'Académie des beaux-arts dell'Institut de France di Parigi, come membro associato estero, succedendo nello scranno a Richard Nixon, morto nel 1994. Nel 1997 uscì il catalogo dei dipinti antichi della collezione Amedeo Lia della Spezia. Dal 1994 al 1998 ricoperì l'incarico di vicepresidente del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali.
La storia della formazione della fototeca si intreccia con il percorso professionale e intellettuale di Federico Zeri. Il 24 marzo 1947 Zeri scrive a Bernard Berenson confessando di avere una fototeca ancora 'esigua e disordinata'. Proprio in quell'epoca acquista chiarezza l'ambizioso progetto che sfocerà nella realizzazione "del più grande archivio privato al mondo sulla pittura italiana", come egli stesso lo definì. Come per altri illustri esponenti della connoisseurship internazionale, da Bernard Berenson a Roberto Longhi, l'archivio fotografico era per Federico Zeri uno strumento di lavoro quotidiano e insostituibile per lo studio e l'analisi filologica delle opere. Ma era considerato al tempo stesso strumento fondamentale per la documentazione e la conoscenza del patrimonio.
1948 - 1998
donazione ( 1998 ) 
discreto
Diversamente dagli archivi di altri studiosi, nati quale naturale prolungamento della loro attività di ricerca, la fototeca di Zeri è andata formandosi secondo un progetto più ampio e articolato mirante a coprire tutti i campi della produzione artistica. L'ordinamento capillare, diverso all'interno di ogni serie, è in grado di comunicare l'idea personale dell'evoluzione della storia dell'arte propria del soggetto produttore.
  • La pittura italiana nella fototeca Zeri, a cura di Anna Ottani Cavina, Torino 2011.
  • Federico Zeri, dietro l'immagine. Opere d'arte e fotografia, a cura di Anna Ottani Cavina, Torino 2009
  • I colori del bianco e nero. Fotografie storiche nella Fototeca Zeri (1870-1920), a cura di Andrea Bacchi, Francesca Mambelli, Marcello Rossini, Elisabetta Sambo, Bologna 2014

INTERVENTI E ACCESSIBILITÀ

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La Fototeca Zeri è al centro, dal 2003, di un complesso progetto di catalogazione e valorizzazione. Il fondo è stato inizialmente mappato e inventariato. Le foto sono conservate all'interno di una stanza climatizzata e con controllo dell'umidità relativa. Ad oggi sono state schedate con scheda F-ICCD circa 170.000 fotografie appartententi ai nuclei di Pittura italiana, Natura morta, Scultura italiana, Nuclei tematici. Altre serie sono state descritte fino al livello del fascicolo e la loro struttura è consultabile attravesro l'albero gerarchico.
Il fondo è consultabile su appuntamento dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18, con alcune limitazioni relative ai nuclei che non sono ancora stati oggetto di una catalogazione puntuale. Per richiedere un appuntamento scrivere a fondazionezeri.fototeca@unibo.it

FOTOGRAFI PRINCIPALI

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SOGGETTI PRINCIPALI

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